«le pitture murali del CEMOAR - 1987» 

 

 
Le pitture murali del CEMOAR - articolo di Sergio Michilini

Nel 1987 il Maestro Aurelio C. arrivò in una Nicaragua completamente stravolta dalla guerra: la prima Rivoluzione umanista, democratica e pluralista del Centro America stava subendo una brutale aggressione da parte degli Stati Uniti d’America: una vera e propria carneficina che in quei tempi gli strateghi militari del nord chiamavano “Guerra di Bassa Intensità”.
Però la capitale Managua viveva una relativa tranquillità. Mancava tutto, la povertà e la miseria era dappertutto, però i mercenari nordamericani non erano riusciti ad arrivare nella capitale. In quel famoso 1987 mi ricordo anche che gli Stati Uniti avevano dato il via alla guerra psicologica (i supersonici dell’ultima generazione, i famigerati “Pajaros Negros” rompevano in continuazione il muro del suono con boati spaventosi e la capitale tremava come in un terremoto), la guerra batteriologica (ad un certo punto più della metà della popolazione si trovava ammalata di Dengue, con moltissimi casi “emorragici”), e sul Pacifico, di fronte alla capitale si era installata la più grande portaerei del mondo, che non mi ricordo come si chiamasse…
In quella situazione arrivò Aurelio C. dall’Italia, per collaborare come Pittore, a suo dire, più che con la Rivoluzione Popolare Sandinista…… con la Teologia della Liberazione. Nella prima ci vedeva qualcosa di contingente e temporaneo, mentre nella seconda visualizzava una situazione permanente, profonda e per il futuro.
Purtroppo si sbagliava: entrambe le esperienze in Nicaragua furono distrutte quasi totalmente dai poteri corrotti e nefasti  della politica, della economia e delle religioni che dominano il pianeta Terra.

«Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi)»  particolare

CEMOAR era chiamato il “CENTRO DI SPIRITUALITA’ MONSIGNOR OSCAR ARNULFO ROMERO”: un luogo per Ritiri Spirituali, per Corsi di Formazione e coordinamento delle Comunità di Base ecc. appunto, della Teologia della Liberazione, diretto dal Padre Francescano Uriel Molina Oliù. Questo Centro si trova a 15 chilometri al sud di Managua, circondato da piantagioni di caffè e consiste in una serie di piccoli edifici moderni sparsi come un monastero medioevale.
Avevamo terminato la realizzazione del CONGIUNTO ARTISTICO MONUMENTALE della Chiesa Francescana SANTA MARIA DE LOS ANGELES nel Barrio Riguero: 700 metri quadrati di Pitture Murali, Decorazioni, Ceramiche e Mosaici….il tutto dichiarato Patrimonio Culturale Nazionale da una Legge della Repubblica….”tecnicamente questa fu una opera che apportava varie novità sul cammino di sviluppo della “Integrazione Plastica Interna”, cioè di inserimento di opere pittoriche, scultoriche e decorative in uno spazio architettonico pre-esistente, con in più tutta una serie di sperimentazioni POLIANGOLARI dipendenti dal movimento libero dello spettatore nello spazio interno della chiesa….che davano la possibilità di realizzare dipinti con prospettive a infiniti punti di fuga dinamici”…..
E adesso stavamo per dare inizio alla nostra seconda grande avventura pittorica e artistica in Nicaragua proprio nel CEMOAR: si trattava di realizzare 60 Dipinti Murali, Ceramiche, Sculture e Mosaici negli spazi interni ed esterni degli edifici, sul tema dei 500 anni di Colonizzazione e di Resistenza del Continente Americano, il cui anniversario sarebbe stato commemorato proprio a Managua nell’ottobre1992: avevamo 5 anni disponibili e alla fine riuscimmo a realizzare solamente una quarantina di opere da parte di una trentina di artisti d’America Latina (Honduras, Cile, Panama, Cuba, Colombia, El Salvador, Mexico, Nicaragua) e d’Europa (Svezia, Germania, Francia, Svizzera e Italia).
In gergo tecnico si dice “Opera di Integrazione Plastica Totale”, cioè interna ed esterna agli edifici. Dove per “Integrazione” si intende appunto aggiungere opere di Pitture Murale, Scultura, Decorazione, Mosaico ecc. che armonizzino con l’architettura pre-esistente fino a creare un tutt’uno plastico espressivo, come una unica opera d’Arte da “vivere” al suo interno. All’interno del “percorso narrativo” prestabilito, tre dei Dipinti Murali più belli e significativi sono di Aurelio C., e furono realizzati in circa 6 mesi di duro lavoro volontario, cioè gratuito.

Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi)

Il primo dipinto murale è un dittico intitolato “ARBEIT MACHT FREI” (Il lavoro rende liberi). E’ la scritta che i nazisti collocavano nell’ingresso dei campi di sterminio. Sul pannello di sinistra sono rappresentate le razze umane dell’America Latina, con i loro comuni problemi di sopravvivenza, di fronte a un paesaggio stravolto e desolato, e un bambino ricco, sull’estremo lato sinistro, che si interroga e non capisce quello che sta succedendo. Il pannello di destra rappresenta una Sacra Famiglia assassinata, come metafora della distruzione e sterminio provocati dalle Dittature Latinoamericane; nel centro il tavolo rotondo della Democrazia rovesciato; sopra il dittatore cileno Pinochet che si staglia sul fondo della bandiera nordamericana, i cui governi si sono macchiati delle centinaia di invasioni militari, di tutti i colpi di stato e di tutte le dittature latinoamericane del secolo scorso.

L'Uomo Nuovo

Il secondo murale è intitolato “L’UOMO NUOVO”, ed è una allegoria alla Rivoluzione Popolare Sandinista del Nicaragua: un miliziano sostiene una donna, che sostiene un indigeno della Costa Atlantica, il quale sostiene sul palmo della mano un bambino.

Sandino Bambino

Il terzo dipinto murale è il “SANDINO BAMBINO” rappresentato, come Gesù, con un frustino in mano per ammonire i distruttori della natura.

Queste opere realizzate con i famosi Acrilici Politec (che furono inventati da David Alfaro Siqueiros e dal suo chimico José Gutiérrez nel “Taller de Ensaye de Materiales Plásticos” di Città del Messico), hanno quel tipico stile “realista-iperrealista-surrealista” che ha caratterizzato molta della migliore produzione artistica del maestro Aurelio C.: raffigurazioni tagliate, precise, incisive, luminose, reali e impossibili. Sono lavori di altissima qualità, realizzati con una accuratezza estrema, con un lavoro minuzioso fatto di lunghissime giornate di lavoro…. quasi un ammonimento ai muralisti “quantitativi” contemporanei….
Ho assistito alla realizzazione di queste opere e posso testimoniare che nacquero praticamente dal nulla: solo la pura, totale e semplice immaginazione di Aurelio e l’uso, alcune volte e per brevissimo tempo, di qualcuno del personale del Centro come modello. Un grande esempio di professionalità e capacità esecutiva di un grande maestro dell’Arte Italiana contemporanea, nonché uomo pieno di fraternità e solidarietà umana.

 

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galleria #1: 1949-1970

galleria #2: 1971-1990

galleria #3: 1991-2003

la pillola (1970) la via italiana al socialismo (1972) la macchina e l'uomo (1981)